Bilancio europeo 2028–2034: il negoziato entra in una nuova fase
Con il passaggio dalla Presidenza cipriota a quella irlandese, prosegue il confronto sul futuro Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea. A che punto è il negoziato, quali questioni restano aperte e quali prospettive si delineano per il settore culturale?
Il nuovo impianto
La proposta della Commissione europea per il Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028–2034 introduce una profonda revisione dell’architettura del bilancio dell’Unione, con l’obiettivo di rendere gli strumenti finanziari più semplici, flessibili e maggiormente orientati alle priorità strategiche europee.
Nella proposta della Commissione, dal 2028 la gran parte dei fondi europei a gestione concorrente confluirebbe in un unico Fondo per la coesione economica, sociale e territoriale, l’agricoltura e lo sviluppo rurale, la pesca e la politica marittima, la prosperità e la sicurezza.
Una delle principali novità riguarda i fondi attuati dagli Stati membri e dalle Regioni, che verrebbero ricondotti a una strategia comune attraverso 27 Piani nazionali e regionali di partenariato (PPNR), uno per ciascuno Stato membro. I Piani comprenderebbero riforme e investimenti e ricomprenderebbero interventi oggi sostenuti attraverso diversi strumenti, con particolare riferimento alle politiche di coesione e agricola.
La proposta si inserisce in una più ampia riorganizzazione degli strumenti finanziari dell’Unione, che comprende, tra gli altri, il nuovo Fondo europeo per la competitività (ECF), il prossimo programma quadro Horizon Europe, AgoraEU e un nuovo quadro comune della performance, destinato a rafforzare il monitoraggio dei risultati conseguiti attraverso il bilancio europeo.
I progressi sotto la presidenza Cipriota
Nel corso del primo semestre del 2026 il negoziato ha registrato alcuni avanzamenti significativi. Il 16 giugno il Consiglio ha adottato posizioni negoziali parziali sui tre strumenti centrali del futuro bilancio — il regolamento sui PPNR, il Fondo europeo per la competitività e lo strumento Europa globale. “Parziali” perché lasciano impregiudicate le questioni finanziarie e orizzontali, rinviate al negoziato sul QFP nel suo complesso. Restano tuttavia aperti alcuni dei nodi politicamente più rilevanti, che accompagneranno le successive fasi del negoziato.
L’11 giugno la presidenza cipriota ha presentato una versione riveduta dello schema di negoziato corredandola per la prima volta di cifre relative alle principali componenti del futuro bilancio. Il confronto con la proposta della Commissione mostra una riduzione complessiva contenuta e concentrata sui capitoli legati alla competitività e all’azione esterna, mentre le risorse dei Piani di partenariato resterebbero sostanzialmente preservate.
Il Consiglio europeo del 18–19 giugno ha discusso il futuro del QFP sulla base della nuova versione dello schema di negoziato: restano aperte questioni centrali relative alla dimensione e al finanziamento del bilancio, comprese quelle connesse al sistema delle risorse proprie e al rimborso del debito NextGenerationEU.
Ulteriori evoluzioni hanno riguardato Horizon Europe 2028–2034 e il Regolamento relativo al quadro della performance del bilancio dell’Unione. Quest’ultimo assume particolare rilievo nel nuovo impianto, poiché mira a introdurre un quadro più semplice e coerente per monitorare l’utilizzo delle risorse e i risultati conseguiti dai programmi finanziati dal bilancio dell’UE.
Gli sviluppi più recenti
Dal 1° luglio 2026 la presidenza di turno è irlandese, chiamata a far avanzare ulteriormente il negoziato sul prossimo QFP, che entra quindi in una nuova fase, nella quale alla definizione dell’architettura dei nuovi strumenti si affianca il confronto sugli equilibri tra le diverse priorità dell’Unione, sulle risorse necessarie a sostenerle e sui relativi meccanismi di governance.
Il Consiglio europeo ha invitato la Presidenza irlandese a portare avanti i lavori sullo schema di negoziato in vista del Consiglio europeo del 15 ottobre 2026, con l’obiettivo di favorire il raggiungimento di un accordo in tempi utili.
L’obiettivo condiviso resta un accordo politico entro dicembre 2026, per dedicare il 2027 all’adozione dei regolamenti settoriali e avviare auspicabilmente i nuovi programmi il 1° gennaio 2028. Il 2027, anno elettorale in diversi Stati membri, renderebbe improbabile un rinvio senza costi.
I primi Piani nazionali sono auspicabilmente attesi dalla seconda metà del 2027.
I nodi ancora aperti
Restano da definire la dimensione complessiva del quadro finanziario, il sistema delle risorse proprie, l’equilibrio tra politiche tradizionali e nuove priorità strategiche, il grado di flessibilità del bilancio e — punto più rilevante per le amministrazioni — diversi aspetti della governance dei Piani di partenariato: quanto spazio avranno le Regioni, quali obblighi di partenariato saranno vincolanti, come sarà verificata e rendicontata la spesa in un sistema costruito su obiettivi e risultati anziché su programmi separati.
Che cosa significa per la cultura
Per il settore culturale, la nuova architettura proposta richiede di guardare al futuro bilancio europeo da una prospettiva più ampia rispetto ai soli programmi specificamente dedicati alla cultura.
AgoraEU rappresenta uno degli strumenti di maggiore interesse, in quanto riunisce nella proposta della Commissione interventi dedicati, tra l’altro, alla cultura, ai settori culturali e creativi, ai media e alla società civile.
La dimensione culturale incrocia però anche altri strumenti del futuro QFP. Per gli interventi oggi sostenuti attraverso fondi destinati a confluire nei Piani nazionali e regionali di partenariato sarà importante assicurare un’adeguata considerazione delle esigenze del settore culturale nella futura programmazione nazionale e territoriale.
Allo stesso tempo, il Fondo europeo per la competitività e Horizon Europe aprono una riflessione sul contributo dei settori culturali e creativi alla competitività, all’innovazione e alle trasformazioni tecnologiche dell’Europa. Il nuovo quadro della performance, infine, pone il tema di come rappresentare e misurare adeguatamente, nell’ambito del sistema comune di monitoraggio, anche gli interventi e i risultati riconducibili al settore culturale.
La fase negoziale in corso sarà dunque importante anche per capire quale spazio potrà avere la cultura nella nuova architettura finanziaria e come il settore potrà contribuire alle priorità dell’Unione.
Il Ministero della Cultura nel negoziato sul QFP 2028–2034
Il Ministero della Cultura segue le diverse fasi del negoziato per i profili di interesse del settore culturale, in raccordo con il MAECI e con le altre Amministrazioni coinvolte nel coordinamento nazionale, e attraverso il coinvolgimento delle proprie strutture competenti.
Le attività comprendono il monitoraggio e l’analisi delle proposte regolamentari e dei documenti negoziali e interessano in maniera trasversale i principali dossier del futuro quadro finanziario rilevanti per il settore culturale, con particolare attenzione ai Piani nazionali e regionali di partenariato, al Fondo europeo per la competitività e al Regolamento relativo al quadro della performance e al relativo Allegato I, oltre a strumenti quali AgoraEU e Horizon Europe. In questa fase l’obiettivo è contribuire affinché le esigenze e le specificità del settore culturale trovino adeguata considerazione nella nuova architettura finanziaria europea, valorizzando il contributo della cultura alle priorità strategiche dell’Unione.
In vista del nuovo ciclo di programmazione 2028-2034, al percorso negoziale si affianca inoltre l’esigenza di prepararsi alle opportunità della futura programmazione europea, rafforzando la capacità degli istituti culturali di conoscerne gli strumenti e di accedere ai programmi di finanziamento. In questo ambito si inseriscono anche le attività del Grant Office del MiC, a supporto degli istituti del Ministero nell’individuazione e nell’accesso alle opportunità di finanziamento europee.
Ultimo aggiornamento
14 Settembre 2026, 11:33
Grant Office